Credit Suisse risarcimento nei casi di rigore – Härtefälle

2009 Settembre 28

Allorquando il Credit Suisse annunciò la sua seconda proposta di risarcimento (vengono risarciti parzialmente coloro che hanno in deposito meno di CHF 500′000 investiti per più del 20% in prodotti Lehman Brothers), affermò che nelle circostanze rientranti nella categoria degli Härtefälle, si potevano ripagare anche le persone che non rientravano nei parametri del risarcimento.

Per molto tempo ci si è chiesti cosa voleva dire in pratica ”ripagare gli Härtefälle” ?

In italiano il termine è stato tradotto con casi di rigore.

Ma il tedesco è una lingua contadina i cui concetti sono concreti ed espliciti.

La Härte è la durezza e Härtefall significa caso particolarmente duro, cioè di manifesta ingiustizia.

Ma cos’è per il Credit Suisse la manifesta ingiustizia?

Il Crédit Suisse avrebbe sviluppato 4 criteri cumulativi per rientrare in questa categoria:

1) il capitale depositato non deve suparare di molto i CHF 500′000 (ovviamente può invece essere minore)

2) L’investimento in Lehman non deve essere di molto invferiore al 20% del deposito

3) Ilcrack della Lehman Broters deve avere pregiudicato il futuro del risparmiatore (che per esempio vive con una rendita di invalidità o di disoccupazione)

4) Il risparmiatore deve avere 60 anni circa (cioè deve essere più vicino all’eternità che all’utero materno e quindi avere meno possibilità di rifarsi il risparmio perduto nel Paradiso fiscale svizzero piuttosto che nel Paradiso vero).

Secondo il Credit Suisse sono questi risparmiatori coloro che sono stati oggetto del comunicato stampa dell’Avv. Fischer di Zurigo, e i parametri risarcitori annunciati non sono cambiati.

Resta da vedere se la verità è (soltanto) questa e se gli Härtefälle sono equamente distribuiti in tutte le tre regioni linguistiche della Svizzera.

Il Presidente della Confederazione elvetica ri-perde la faccia

2009 Settembre 25
di tutorossi

I due ostaggi svizzeri trattenuti in Libia per vendicare l’arresto di Hannibal Gheddafi (o Kadhafi) e di sua moglie da parte della polizia di Ginevra (per motivi inconsistenti) non sono ancora tornati in Svizzera e neppure torneranno presto.

Per risolvere la vicenda, a fine di agosto il Presidente della Confederazione elvetica Hans Rudolf Merz aveva effettuato un viaggio a sorpresa a Tripoli dove aveva presentato le più ampie  scuse della Svizzera per l’arresto inopinato del figlio e della nuora di Muammar Gheddafi.

Ricevuta l’assicurazione da parte del primo ministro libico che gli ostaggi sarebbero stati liberati entro poche ore, il Presidente svizzero  (per non compromettersi trooppo) aveva declinato un invito personale del Presidente Gheddafi ed era subito tornato in patria.

Un offesa che il leader libico non ha digerito.

Sotto la pressione dei media che gli chiedevano come mai era tornato senza caricare gli ostaggi sul suo aereo, Hans Rudolf Merz aveva risposto di avere ricevuto garanzie così vincolanti,  che si sentiva di tranquillamente affermare “che se i due ostaggi svizzeri non tornano entro il 1° settembre io avrò perso la faccia”.

Purtroppo gli ostaggi non  sono tornati e il Presidente della Confederazione elvetica Hans Rudolf Merz ha perso la faccia.

Poichè in Svizzera la politica mantiene toni sobri (ciò che è un bene), dopo qualche polemica e qualche puerile scusa, il Presidente della Confederazione non ha dimissionato, ma ha potuto continuare a governare malgrado la figuraccia.

Il governo svizzero ha quindi avuto tutto il tempo per organizzare il suo riscatto e il 24 settembre, in margine alla conferenza dell’ONU, il Presidente della Confederazione si è finalmente deciso ad incontrare Gheddafi di persona.

È tornato in Patria di nuovo su di giri garantendo che il leader libico era felice di potere ripristinare normali relazioni con la Svizzera e che questa volta si sarebbe personalmente occupato della sorte deegli ostaggi svizzeri.

Secondo lui l’ incontro si è svolto in un’atmosfera calorosae avrebbe registrato “progressi importanti e utili”.

Nella conferenza stampa tenuta a Berna con la ministra degli esteri Micheline Calmy Rei, un ringalluzzito Hans Rudolf Merz si è persino spinto a dire “j’ai exigé le retour des otages”.

Infatti gli ostaggi svizzeri, che prima potevano muoversi liberamente in Libia (tant’è vero che uno dei due aveva persino trascorso un paio di vacanze el mare in Tunisia) sono stati arrestati e incercerati.

Oggi l’altro Ministro svizzero Ueli Maurer ha pronosticato che i due ostaggi non rivedranno la Svizzera prima … della fine del 2010.

Insomma è la prova per nove della debolezza dei ministri svizzeri attuali, che in politica estera si muovono malissimo e non contano nulla.

Il comunicato stampa libico sull’incontro tra i due Presidenti nazionali non menziona nemmeno gli ostaggi svizzeri, ma sottolinea che il Hans Rudolf Merz ha felicitato Gheddafi per il chiaro discorso all’assemblea generale dell’ONU.

Il Presidente della Confederazione non è nemmeno stato capace di esigere la pubblicazione di un comunicato stampa congiunto.

Preoccupa che sia questo stesso Presidente della Confederazione l’incaricato dello scottante dossier sul segreto bancario.

Scudo fiscale Tremonti; tanta paura per nulla?

2009 Settembre 23

Lo scudo fiscale italiano destinato a fare rientrare i capitali fuggiti all’estero per evitare di pagare le imposte è entrato in vigore e è stato persino allargato a certi capitali provenienti da reato penale.

Presso le banche svizzere, le prime reazioni dei clienti italiani suscettibili di rimpatriare i capitali (“scudare” come si dice in gergo) sono molto mitigate.

Generalmente costoro affermano che questo scudo è il terzo e non sarà nemmeno l’ultimo. Di conseguenza i soldi conviene lasciarli nascosti in Svizzera, a meno di avere già un progetto d’investimento in Italia.

La reazione è dunque di attesa, poichè nessuno crede alle minacce del governo secondo le quali una volta scaduti i termini tassativi previsti da questo 3° scudo fiscale, non ci sarà mai più possibilità di regolarizzare i capitali in nero.

Paradossalmente quindi, l’eventuale fallimento dello scudo Tremoni ter (che ovviamente non verrà mai sbandierato nè da una parte nè dall’altra) condurrà a un aumento delle pressioni del governo italiano sul governo svizzero, affinchè ques’ultimo si faccia lui parte attiva nella comunicazioni dei nomi degli evasori italiani.

Ipotesi che comunque appare oggi come poco concreta.

UBS condannata dal Pretore, ma UBS ride

2009 Settembre 22
di tutorossi

Il Pretore di Lugano ha imposto a UBS di dire ai suoi clienti americani con conti in Svizzera se il loro nome è presente nella lista di 4450 evasori fiscali consegnata dalle autorità degli Stati Uniti.

Finora UBS aveva soltanto invitato i suoi clienti a costituirsi davanti alle autorità fiscali americane, ma si era rifiutata di informarli concretamente se il loro nome fosse incluso nella lista degli evasori fiscali ricercati.

L’informazione è importantissima.

Infatti chi si consegna “spontaneamente” al fisco americano paga una multa amministrativa salata, ma evita il carcere, cioè la sanzione penale.

Chi invece decide di rischiare, ma poi si ritrova nella lista, finisce in carcere, spoliato o quasi di tutti i suoi beni.

Ovviamente UBS era obbligata a informare singolarmente ogni suo cliente (art. 398 cpv. 2 e art 400 del Codice delle obbligazioni svizzero a cui sono sottoposti i rapporti di mandato fra le banche e i clienti).

Tuttavia si rifiutava di adempiere a questi suoi obblighi per paura di essere accusata dagli Stati Uniti di tradire gli accordi presi con le autorità locali.

La soluzione è dunque stata trovata facendosi condannare dal giudice a comunicare ai clienti la lista degli evasori fiscali ricercati dalle autorità americane.

In realtà UBS non si è opposta (se non formalmente) all’azione dei suoi clienti contro di lei, ed è stata ben contenta di venire condannata.

Infatti non appena ricevuta la condanna (che è stata pronunciata da un giudice di prima istanza e per di più in via soltanto provvisionale)  UBS, invece di presentare ricorso, si è affrettata a comunicare pubblicamente che eseguirà l’ordine del Pretore.

Capita sovente in materia bancaria, che sia la banca stessa a consigliare al suo cliente di attaccarla in giustizia, in modo da poter giustificare un comportamento che sarebbe contrario agli impegni assunti verso persone o autorità estere.

Nella fattispecie, UBS può ora consigliare ai suoi clienti la via migliore rispondere al fisco americano; se figurano nella lista degli evasori ricercati dovranno giocoforsza costituirsi; se il fisco americano non li ha ancora scoperti, potranno scegliere di restare nascosti.

Resta da vedere se le autorità americane si accontenteranno di questa fragile spiegazione (“siamo stati obbligati dal giudice”) da parte di UBS.

CS contro i suoi clienti? Ecco la lettera dell’Ombudsman

2009 Settembre 14

Pubblichiamo di seguito la parte essenziale della lettera che l’Ombudsman delle banche  svizzere ha spedito a qualche cliente del Credit Suisse nel corso dell’estate.

Ne avevamo già parlato.

Nei media l’Ombudsman si era espresso in modo ancora più netto.

Nelle nostre sottolineature trovate i passaggi che danno speranza a coloro che, rimasti fuori da un accordo stragiudiziale, volessero rivolgersiai tribunali.

 

Zurigo giugno 2009

Credit Suisse / Lehman Brothers

 

Egregio signore

(…)

Nonostante svariate richieste da parte mia, la banca non e stata purtroppo in grado di fornirmi i dati dei clienti a cui e stata sottoposta un’offerta o che l’hanno già accettata.

(…)

Dalla dichiarazione di fallimento di Lehman Brothers, i miei collaboratori ed io abbiamo discusso intensamente la questione con Credit Suisse cercando possibili soluzioni. La banca ha quindi sottoposto a numerosi clienti un’offerta d’indennizzo di cui, in una prima fase da ottobre 2008, hanno beneficiato i clienti che avevano depositato presso la banca un patrimonio complessivo fino a CHF 500 000 con una concentrazione di titoli Lehman di oltre il 50%. A marzo 2009 Credit Suisse si e dichiarata disposta a procedere a una nuova valutazione: come in precedenza, soltanto i clienti con un patrimonio complessivo presso la Banca pari a massimo CHF 500 000 hanno ricevuto un’offerta. Tuttavia, la banca proponeva ora un indennizzo del 50-70% ai clienti la cui concentrazione in titoli Lehman al giorno di riferimento 31 agosto 2008 ammontava a oltre il 20% (anziché il precedente 50%).

 

Ho accolto con favore questa decisione e ritengo che le soluzioni raggiunte siano state in numerosi casi adeguate. Ciononostante, a differenza della banca, dopo aver analizzato i singoli dossier, sono giunto alla conclusione che in non pochi casi potrebbero sussistere motivi per ritenere che la banca abbia fornito una consulenza scorretta, fatto che giustificherebbe un indennizzo (più elevato), in particolare nel caso di clienti senza esperienza in materia di investimenti e in cui la banca ha proposto l’acquisto dei prodotto senza essere stata sollecitata dal cliente. Con investitore senza esperienza (che preferisco definire “risparmiatore in senso stretto”) intendo il cliente che da la massima priorità alla sicurezza del proprio capitale e che non ha alcuna esperienza nelle operazioni in titoli. Un simile cliente non si aspetta che la banca gli proponga prodotti speciali e di norma non si informa di propria iniziativa su possibili alternative d’investimento. Il “risparmiatore in senso stretto” deposita il denaro sul conto della “sua” banca ed eventualmente investe anche in obbligazioni di cassa o depositi a termine della sua banca. Pertanto, sono dell’avviso che la banca è tenuta ad informare un simile cliente in modo approfondito sui rischi e sulle caratteristiche particolari dei prodotti consigliati. In base ai dossier da me analizzati e tuttavia emerso che ciò non e avvenuto in tutti i casi.

 

Inoltre, sono dell’opinione che le regole per evitare un accumulo di rischi debbano essere osservate anche dalla banca. Se nella consulenza fornita a un cliente la banca viola tali regole, è possibile giustificare un obbligo di risarcimento anche a livello giuridico.

Credit Suisse respinge i criteri da me ritenuti importanti definendo la propria decisione definitiva e ribadendo le interpretazioni seguenti:

•          in nessun caso -e stata fornita una consulenza scorretta; ..

•           in tutti i casi sono stati illustrati in modo completo e conforme alla legge i rischi e le caratteristiche particolari dei prodotti acquistati dai clienti;

•          la responsabilità di evitare l’accumulo di rischi compete unicamente al cliente;

•           le offerte di indennizzo avvengono per motivi di correntezza e non implicano alcun riconoscimento di un obbligo legale.

 

La banca ha confermato di aver sottoposto un’offerta per motivi di correntezza a tutti i clienti che soddisfano le condizioni stabilite dalla banca stessa. La banca non sottoporrà ulteriori offerte né e disposta ad aumentare l’importo delle offerte attuali. Una deroga a tale approccio è possibile soltanto nel caso in cui il cliente dimostri che la perdita conseguita con i titoli di Lehman Brothers abbia causato una situazione d’emergenza finanziaria, ossia soltanto in casi di difficoltà gravi.

Quali siano esattamente i criteri per un caso di “difficoltà grave” non mi e dato sapere: le circostanze sono determinate caso per caso e la decisione definitiva spetta alla banca.

(…)

Qualora rifiuti l’offerta della banca e non possa giustificare un caso grave, dovrà interpellare un giudice se ritiene fermamente che la banca sia tenuta, da un punto di vista giuridico, a corrisponderle un indennizzo più elevato. In questo modo la domanda sarà chiarita in modo vincolante per tutte le parti. Tuttavia, le consiglio di rivolgersi a un avvocato specializzato prima di intraprendere una tale azione, poiché un procedimento giuridico é connesso a costi consistenti e a notevoli insicurezze sull’esito.

(…)

L’insolvenza di “Lehman Brothers” e stato il caso più rilevante di cui si sia occupato l’ufficio dell’Ombudsman. In questa occasione oltre 2000 persone si sono rivolte in un modo o nell’altro all’Ombudsman in ricerca di aiuto. Quale mediatore neutrale, il mio contributo può essere tuttavia soltanto limitato. Il fatto di essere riusciti a spingere la banca a migliorare la sua offerta originale, anche se ciò non e stato soddisfacente per tutti i clienti, può essere considerato un successo parziale.

 

Cordiali saluti

Hanspeter Häni

Ombudsman

Nuovi risarcimenti del Credit Suisse alle vittime del crack Lehman Brothers

2009 Settembre 12

Caso Lehman Brothers: il CS indennizza altri clienti

La banca non ha precisato né il numero dei clienti né gli ammontari in gioco

A quasi un anno dal fallimento del colosso Lehman Brothers, il Credit Suisse (CS) indennizza un altro centinaio di clienti che avevano investito nei prodotti della defunta banca americana. In totale finora sono quindi circa 3.700 le vittime del tracollo ad aver ottenuto un risarcimento, per complessivamente circa 150 milioni di franchi. La notizia, pubblicata ieri dal «Tages-Anzeiger» e da «20 Minuten», è stata confermata all’Agenzia telegrafica svizzera dal Credit Suisse, che non ha tuttavia fornito particolari. La banca non ha voluto precisare quanti fossero i nuovi clienti indennizzati: la cifra è stata fornita dall’avvocato zurighese Daniel Fischer, della Fischer & Cie, che rappresenta la parte lesa. Il legale ha precisato che vi è tuttavia ancora un certo numero di clienti della Lehman Brothers che non hanno ancora ricevuto alcun risarcimento. «Le trattative proseguono, vi sono diverse decine di casi che non sono ancora stati discussi».

 

È quanto scrive il Corriere del Ticino di Sabato 12 settembre 2009.

Ci saranno presto anche novità per il Ticino?

Da 24 ore la Svizzera è governata da un Presidente che ha perso la faccia

2009 Settembre 2

Ci mancava anche questa.

A seguito della crisi dovuta all’arresto esagerato del figlio di Gheddafi, la Libia trattiene in ostaggio da più di un anno due cittadini elvetici.

La scorsa settimana il Presidente della Confederazione Hans Rudolf Merz ha preso la decisione di recarsi in Libia a porgere le scuse del suo paese per risolvere la questione.

Non è stato ricevuto dall’unica persona che conta il Libia, bensì dal suo primo Ministro.

Hans Rudolf Merz si è scusato ha firmato tutte le capitolazioni che doveva, ma è tornato da solo.

Il primo Ministro libico gli aveva infatti promesso che per questioni burocratiche gli ostaggi sarebbero partiti poche ore dopo.

Da buon svizzero-tedesco onesto con la mentalità del contabile federale, Hans Rudolf Merz gli ha creduto.

Tornato a casa, si è quindi affrettato a spedire a Tripoli un Jet militare.

Dopo due notti di stazionamento in un areoporto segreto, il Jet è tornato vuoto (ma pieno di microspie).

Incalzato dalla stampa, Hans Rudolf Merz ha allora affermato di avere ricevuto la promessa solenne del primo ministro libico in persona che gli aveva parlato guardandolo diritto neglio occhi, e che se gli ostaggi non fossero tornati entro il 1° settembre, lui avrebbe perso la faccia.

Oggi è il 2 settembre; la stampa scandalistica dipinge Merz senza la faccia, ma lui non dimissiona.

Afferma che cadendo il termine pattuito in giorno festivo (ieri era la festa del 40° della rivoluzione), fa stato il giorno  lavorativo immediatamete successivo. Proprio come in procedura civile svizzera.

Mancano ancora alcune ore.

Che Dio gliela mandi buona.

La Francia gioca al gatto col topo

2009 Settembre 2
di tutorossi

I romanzi gialli raccontano che gli interrogatori sono sempre condotti da due poliziotti: quello buono e quello cattivo.

Lo scopo è quello di fiaccare la resistenza dell’accusato e di confonderlo.

Il governo francese adotta il medesimo sistema contro la Svizzera per obbligarla ad abbandonare il segreto bancario.

Il ministro del budget Erich Woerth afferma che 3 banche svizzere hanno venduto i loro clienti alla Francia.

Poi si smentisce, ma afferma che comunque i servizi segreti hanno ottenuto una lista di 3000 evasori f iscali francesi, anche da banche che però non è detto che siano svizzere.

Creato lo spavento, ecco che la ministra dell’economia Christine Lagarde loda gli svizzeri per i passi che fanno per abolire il segreto bancario, e promette il suo sostengno per togliere la Svizzera dalla  famigerata lista grigia dell’OCSE.

Di nuovo il governo svizzero mostra tutti i suoi limiti e la sua incapacità (ormai denunciata da tutti) a muoversi in ambito internazionale.

Si rallegra della carota francese, e non capisce l’inutilità di fornire garanzie a chi non cesserà mai di chiedergliene.

Infatti alla Francia ha persino concesso la possibilità di effettuare fishing expeditions nelle banche svizzere. Una concessione finora rifiutata agli altri paesi.

La Francia detiene i nomi di 3000 conti bancari in Svizzera? Un bluff?

2009 Agosto 31
di tutorossi

Il Ministro del Budget del governo francese Eric Woerth, in una intervista al Journal du dimanche, ha detto di avere ricuperato 3000 nomi di contribuenti fracesi che hanno depositato in Svizzera 3 miliardi di Euro (4,5 miliardi di franchi).

Questi conti si riferirebbero a 3 sole banche.

Il Ministro è stato volutamente ambiguo sull’origine di queste informazioni, ma è poco probabile che le stesse provengano dalla Svizzera.

Il Dipartimento federale svizzero delle finanze ha smentito che ci possa essere un legame con il nuovo trattato di doppia imposizione appena sottoscritto fra i due paesi, poichè lo stesso non è ancora in vigore.

Neppure è ipotizzabile che siano state le banche svizzere a trasmettere l’identità dei loro clienti al fisco francese. Secondo la legislazione svizzera si tratterebbe infatti di un delitto.

È invece  più probabile che il fisco francese abbia scandagliato i versamenti bank to bank dalla Francia alla Svizzera.

Non è neppure da escludere una parte di bluff, nei propositi del Ministro francese.

Lasciando planare il dubbio di avere perforato il segreto bancario svizzero, il Ministro vuole intimorire gli evasori occulti francesi obbligandoli ad autodenunciarsi all’apposito sportello aperto fino al 31 dicembre 2009. Chi non lo farà e verrà scoperto subirà le inchieste penali, oltre che le multe fiscali.

Finora lo sportello fiscale francese ha infatti racimolato un magro bottino. Soltanto 20 evasori hanno regolato la loro posizione.

Quanto pesa il governo svizzero (nelle trattative con l’America)?

2009 Agosto 24

Un nostro attento lettore, dopo il nostro messaggio  USA- UBS – CH siamo facili profeti,  ci rimprovera di avere adottato “toni leghisti”.

Ce ne scusiamo con lui e con i nostri lettori che hanno potuto ricavare la stessa impressione.

Il nostro blog è uno strumento giuridico (anche se divulgativo, ma rigoroso) , mentre non è un opinionario politico.

Tuttavia in questa materia più che in altre vale l’adagio: “chi conosce solo il diritto non sa il Diritto”.

In altre parole, se non si tengono in considerazione le enormi pressioni politiche, è perfettamente sterile discutere i sofismi della nuova interpretazione giuridica del Consiglio federale tesa a giustificare la compatibilità con la legislazione svizzera dell’accordo con gli Stati Uniti.

Ma ecco cosa scrive su la Regione del 20 agosto 20 09, il prestigioso Prof. Sergio Rossi (nè parentele, nè conoscenza con l’autore  di questo blog), Professore di economia all’Università di Friborgo, a proposito dell’accordo Svizzera – USA e del ruolo svolto dal Consiglio federale:

 “In ogni caso, le autorità statunitensi sono già intenzionate a estendere le loro investigazioni e consecutive richieste alla controparte svizzera con riferimento ad altri istituti bancari, tra cui spiccano per importanza dei capitali gestiti Credit Suisse, Julius Bär , la Banca cantonale di Zurigo e Union bancaire privée – del cui Consiglio di direzione fu membro, dal 2001 al 2003, il Presidente designato della Banca nazionale svizzera.

Come se non bastasse, appare verosimile che altre nazioni, anzitutto l’Italia e la Germania, cercheranno di inserirsi nella breccia aperta dalle autorità statunitensi per ottenere dalle banche svizzere le informazioni di cui necessitano al fine di indurre il rientro dei capitali, più per la necessità di colmare la voragine nei loro conti pubblici attraverso la tassazione di questi capitali che per una reale volontà di natura etica.

In sostanza, la pressione sulla Confederazione potrebbe aumentare anziché diminuire dopo la firma dell’accordo extragiudiziale con gli Stati Uniti per il caso Ubs.

Alcuni Stati vicini potrebbero per esempio esigere che le banche svizzere applichino la stessa procedura che il Liechtenstein ha accettato di seguire nei confronti dei residenti nel Regno Unito che hanno dei depositi presso le banche nel Principato. Sarebbe allora la fine del segreto bancario, più per l’agire sprovveduto del Governo federale che per l’arrogante avidità di alcuni massimi dirigenti di Ubs”.`

 È quanto abbiamo scritto fin dall’inizio di questo blog (verificate per credere).