È un paese per ricchi: paradiso fiscale Italia
Alcuni miei clienti stanno allegramente scudando (parte dei) loro averi.
Serve per aumentare la ricchezza ostentata in Italia e talvolta per sviluppare la loro attività.
Un piccolo industriale di Torino ha appena rimpatriato € 2′600′000, mentre
un commerciante di fiori all’ingrosso ha “regolarizzato” € 3′000′000, dopo avere già approfittato del precedente scudo fiscale allorquando aveva scudato € 2′300′00o provenienti dalla vendita delle azioni di una delle sue aziende.
È interessante notare che gli ultimi € 3′000′000 sono stati in gran parte accumulati dopo l’ultimo scudo fiscale.
Il precedente scudo fiscale non gli aveva fatto passare la voglia di evadere il fisco, anzi lo aveva incentivato ad accumulare i suoi guadagni all’estero (in questo caso nel cantone Ticino) in attesa che il parlamento italiano promulgasse l’abituale ultima sanatoria eccezionale.
In 10 anni l’Italia ha varato un condono tombale (che ha coperto tutti i reati fiscali dal 1997 al 2003; cf. art. 9 Legge 289/2002) e tre scudi fiscali.
Non c’è ragione di credere che il governo italiano voglia cambiare questo modo di gestire la fiscalità.
Aliquote molto alte, ma temperate da sanatorie triennali per permettere agli evasori di regolarizzare la loro posizione.
Avendo usufruito dello scudo fiscale, i miei clienti non sono più evasori fiscali.
In realtà, dal punto di vista del diritto sostanziale non lo sono mai stati; hanno semplicemente gestito oculatamente il provento della loro attività, aspettando il momento giuridicamente più favorevole per regolarizzare le annualità pregresse.
Dal momento che tutti sanno che a scadenze regolari l’Italia promulga dei meccanismi di dichiarazione dei redditi a buon mercato, risulta lecito sintonizzare la comunicazione dei propri guadagni al fisco con il sopraggiungere di queste scadenze.
Negli ultimi 15 anni, i miei clienti hanno così potuto sviluppare ottime aziende, che danno lavoro e creano ricchezza in Italia, senza mai pagare le imposte (salvo il 4% una volta e ora il 5% di imposta sostitutiva sulle somme rimpatriate).
Un privilegio che i miei clienti svizzeri non hanno ancora ottenuto.