Di alcune cose nascoste fin dall’origine del segreto bancario svizzero

2009 Giugno 1
by tutorossi

Che cos’è il segreto bancario? Quali sono le regole in vigore per le banche svizzere? Perchè i governi degli Stati Uniti e dei principali Paesi europei esercitano con toni mai uditi nel dopoguerra una pressione violenta sulla Svizzera affinchè il segreto bancario venga abolito?

Il testo dell’iniziativa popolare per ancorare la garanzia del segreto bancario nella Costituzione federale della Svizzera l’ho scritto io.

È ciò che rivela un’intervista apparsa sull’edizione del Mattino della domenica del 31 maggio 2009.

Lo scorso febbraio sono stato interpellato per concepire il testo dell’iniziativa costituzionale lanciata dalla Lega dei Ticinesi e dall’Unione Democratica di Centro.

I promotori mi hanno chiesto di stampare nella Costituzione della Svizzera alcuni principi chiari come il sole che fungessero da direttiva per il governo (Consiglio federale) nelle trattative con gli altri Paesi e per il parlamento nella promulgazione delle leggi.

Il testo dell’iniziativa (che avevo subito pubblicato sul mio sito web) è stato approvato formalmente dalla Cancelleria federale che ha eseguito una (imprecisa) traduzione in tedesco e francese.

Giovedì 28 maggio anche l’Associazione Bancaria Ticinese ha deciso di appoggiare l’iniziativa costituzionale cosicchè la raccolta delle 100′000 firme necessarie dovrebbe essere completata già entro alcuni mesi.

Poi il popolo dovrà votare. Sarà una battaglia all’ultimo sangue, poichè in Svizzera per modificare la Costituzione non ci vuole soltanto la maggioranza dei votanti, bensi il popolo deve essere in maggioranza anche nei singoli cantoni. Su 25 cantoni che formano la Svizzera federale almeno 13 devono approvare l’iniziativa.

La Costituzione svizzera contiene molti diritti fondamentali del cittadino  (dignità umana, diritto alla vita, liberà di credo e di coscienza, libertà d’opinione e d’informazione, etc). Fra questi figura la protezione della vita privata e familiare, del segreto della corrispondenza e dei dati personali del cittadino. 

Ho quindi aggiuntola protezione della segretezza dei dati patrimoniali all’interno di questo diritto costituzionale fondamentale.

Contrariamente a un’opinione molto diffusa fuori dalla Svizzera, il segreto bancario non favorisce  il deposito di somme di origine criminale nelle banche. Dall’entrata in vigore della Convenzione di diligenza nel 1977, le banche eseguono controlli minuziosi (talvolta persino irritanti) prima di accettare somme in deposito e i casi dubbi vengono immediatamente denunciati.

Ovviamente non sempre tutto fila liscio, ma l’accettazione di soldi sporchi costituisce un eccezione che viene denunciata come malversazione.

La regola è che le banche vogli0no e devono stare lontane dalla criminalità economica.

Ho partecipato a numerosi procedimenti giudiziari in materia bancaria e – da un’ottica assolutamente indipendente e spesso anche molto critica – posso testimoniare del grande sforzo delle banche svizzere nella lotta contro il riciclaggio di denaro sporco.

Dalla metà degli anni ‘70 le banche svizzere hanno sottoscritto l’obbligo di non recarsi attivamente nei paesi stranieri per collaborare al trasferimento di capitali in Svizzera. Questo impegno purtroppo non è stato sufficientemente seguito e il caso UBS lo dimostra drammaticamente: non si sa se per delirio d’onnipotenza, senilità o infatuazione, sta di fatto che i massimi dirigenti dell’era Ospel hanno perlomeno tollerato che loro dirigenti americani organizzaassero da laggiù le frodi fiscali di alcuni ricconi.

Questo atteggiamento illegale ha naturalmente scatenato la (giusificata) reazione americana e tutto il sistema bancario svizzero è finito nella bufera. È poco comprensibile per me che le autorità giudiziarie e bancarie svizzere non abbiano fatto nulla per punire i responsabili di questi gravi intrallazzi.

Pare al contrario che si sia persino barattato con gli Stati Uniti il proscioglimento di questi dirigenti irresponsabili in cambio delle rivelazione dei nomi dei clienti.

Questo atteggiamento ha potuto fare pensare che l’assistenza attiva all’esportazione di capitali sia la regola in Svizzera.  Se invece le autorità fossero intervenute contro i responsabili UBS che hanno organizzato i trasferimenti patrimoniali  illegali, il messaggio al resto del mondo sarebbe stato chiaro.

Detto ciò non spetta alla Svizzera supplire alle mancanze degli altri Stati. Se in Italia, per esempio (absit injuria verbis), è praticamente impossibile ricevere una fattura ufficiale se si va la mare in albergo, dal dentista o dal notaio, se si ordinano piccoli lavori di costruzione, e persino se si acquista una casa, la colpa è delle autorità italiane e non delle banche svizzere.

Medesimo discorso vale per Francia, Germania, Stati Uniti, etc.

La Svizzera non incolpa gli altri Stati quando i suoi cittadini aprono conti all’estero, e non si capisce perchè la reciprocità non dovrebbe funzionare.

L’impiegato di banca che apre un nuovo conto, applica tutte le regole sulla provenienza lecita dei fondi, ma non è suo compito richiedere al cliente un certificato ufficiale attestante che le tasse sono state pagate in tutti i paesi del mondo in cui lo stesso è o può essere soggetto fiscale.

Non è compito delle autorità svizzere, tantomeno delle banche svizzere rimpiazzare l’autorità fiscale estera competente.

La Svizzera non è un paradiso fiscale poichè gli Svizzeri sono tartassati dalle tasse come – se non più – dei cittadini degli altri Paesi.

I posti di lavoro direttamente o indirettamente legati al settore bancario sono almeno 200′000.

I banchieri e i politici ottimisti dicono che l’abolizione del segreto baancario non pregiudicherebbe la piazza finanziaria Svizzera.

Altri rispondono che invece il tasso di disoccupazione salirà dal 4% al 10% e che ci ritroveremmo con milioni di disoccupati come gli altri paesi d’europa.

In realtà nessuno ha la boccia di cristallo e bisogna diffidare dei sapientoni che parlano dall’alto delle loro cattedre e dei loro Consigli d’amministrazione.

Gli iniziativisti hanno preferito non rischiare sulla pelle degli altri.

Non ne guadagnerebbe nessuno; neppure i Paesi stranieri che non risolveranno la loro crisi sbranando la Svizzera.

Da questo punto di vista il disprezzo mostrato dal ministro delle finanze tedesco Peer Steinbrück e le minacce del ministro francese del budget Erich Woerth non possono che provocare una reazione d’orgoglio.

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